Donne di carta, nel lontano 2008, era una realtà soprattutto di editori indipendenti (11) che tramite lo snodo di una libreria (Libermente) cervavano di promuovere la lettura tutelando quella Bibliodiversità di cui erano di fatto portatori.
Le 4 donne fondatrici – da cui il Nome dell’Associazione come rivendicazione di maternità – erano ciascuna una professionista della filiera editoriale e l’intento comune consisteva nel superare le barriere di casta e gli interessi privati a cui le logiche mercantili costringevano penosamente. Penosamente per chi ancora era certo, come noi, che fare editoria fosse un lavoro della conoscenza e non una mera attività commerciale.
I libri come beni culturali e non beni di consumo, deperibili. I libri come beni sempreverdi, come promesse a lungo termine.
Nel nostro glossario filosofico il concetto di Novità libraria non esiste: il destino di un libro è disegnato dal suo lettore e finché non ha raggiunto quel lettore il libro (tutti i libri) continua a vivere. Questione di eternità della lettura. Un patto su cui si fonda il valore stesso della Letteratura.
Di acqua sotto i ponti da quel lontano 2008 ne è passata: a volte fiumi in piena che hanno stravolto gli argini e fatto crollare ponti. A volte calmo e lento fluire che ha permesso lunghe riflessioni.
Dal 2009, anno in cui la nostra strada si è incrociata con il Proyecto Fahrenheit 451 – las personas libro, la visione di Donne di carta si è ampliata e la promozione della lettura è diventata una forza trainante gigantesca che ha visto soprattutto i lettori (e non gli editori) farsi portatori volontari del progetto.
Ma Donne di carta non coincide con le persone libro, anche se l’interpretazione mediatica che ne è stata fatta ha costruito questa coincidenza.
Le persone libro – e il loro progetto – sono una parte (la più amata certo) di una visione più grande che ha come obiettivo, oggi, la costruzione di una cattedrale nel deserto a cui partecipano, con apporti diversi, tutti i soggetti che gravitano intorno alla lettura.
“Lettura” non libri perché la Carta dei Diritti della lettura lo dichiara fermamente: esistono tanti oggetti di lettura, il mondo intero, la natura, tutto ciò che è Cultura, segno, lingua, simbolo sono cose da leggere.
Anno 2012: Donne di carta modifica addirittura il suo Statuto per ribadire con maggiore lucidità questa visione aggregante che cresce anche tramite la pratica reale del “far rete” con altri soggetti culturali che vivono la Cultura come un fatto etico, estetico, civile.
Persone libro, Carta dei Diritti della Lettura e Accademia della Lettura.
Un luogo ideale (come la città ideale dei discorsi utopici) in cui linguaggi diversi si intrecciano per costruire un’abitudine alla lettura del mondo, in cui trovano spazio di costruzione e di ascolto discorsi scientifici e discorsi letterari, la parola detta accanto al gesto della danza, il colore sulla tela accanto alla venatura della foglia.
L’Accademia della Lettura a Roma opererà in sinergia con il Drugstore Gallery – (un Museo archeologico della Soprintendenza) per restituire al territorio e alle comunità residenti (dal XV al XVI municipio in particolare) la ricchezza della sua storia e per usare la necropoli romana della via portuense come scenario privilegiato per un discorso di continuità tra passato e presente in un’idea nuova di città “abitabile”.
Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
- Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
- Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimase silenzioso, riflettendo. Poi soggiunse: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa.
Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.[Le città invisibili di Calvino]
Un luogo che instauri un’educazione permanente in cui non esistano fratture tra discipline e arti e in cui realmente la città – come luogo urbano e come luogo culturale - la Natura come la Cultura tornino ad essere un Libro da leggere.
Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un’inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.
[Le città invisibili di Calvino]
Una Casa della Lettura è sempre una Casa delle Memorie, personali e collettive, storiche e linguistiche, in cui lo scritto e il detto, il visto e l’ascoltato trovano un luogo ideale per inventare tanti discorsi sulla realtà, che non è mai, per nessuno, una cosa sola.
“Perché leggere è costruire la realtà: da quella psichica a quella fisica, da quella sociale a quella culturale e quindi fornisce uno strumento di orientamento da cui far dipendere il nostro senso di appartenenza (inclusione) e/o di diversità (esclusione).
Leggere abitua a riconoscere che ogni realtà è una costruzione possibile, non l’unica e non assoluta”.[Carta dei Diritti della Lettura]
L’Accademia è il luogo ideale per esercitare l’immaginazione… non esiste parola o gesto artistico che non fondi nella nostra mente un’immagine.
“Il contrario della parola – come dice l’antropologo Massimo Squillacciotti - non è il silenzio ma il colore nero”.


